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Com'è cambiato il design Renault in 20 anni

Dalla rivoluzione Twingo alla Mégane III

Design RenaultPartendo dal processo che ha portato allo sviluppo della terza generazione della Mégane (la berlina esordirà a fine novembre, il coupé a febbraio), Renault Italia ha organizzato un'interessante tavola rotonda (moderata dal direttore di Quattroruote, Mauro Tedeschini) per cercare di far capire i segreti del proprio design, la sua storia e le strategie future dello stile della ex Régie. Come ha spiegato Fabio Filippini, direttore design della gamma Mégane e direttore design degli interni ("Nasco come architetto", ha tenuto a precisare), la vera svolta nello stile Renault risale a vent'anni fa. Era infatti il 1988 quando Patrick Le Quément (marsigliese di 43 anni all'epoca) prese il comando del settore design della Casa francese dando vita ad un'autentica rivoluzione portando il design all'interno della direzione della società. Inaugurò l'era del cosiddetto "design istintivo" e convinse i top manager a partecipare attivamente al processo di sviluppo delle nuove vetture (partendo dall'idea iniziale fino alla produzione di serie).

Design RenaultUna nuova fase che si sarebbe concretizzata in tre periodi ben precisi. Il primo (dal 1988 al 1994) si caratterizzò per l'ampliamento del programma design alle concept car, fino a quel momento un'esclusiva delle Case USA e giapponesi. Renault presentò ai vari Saloni prototipi quali Laguna Roadster, Scénic e Argos. Ma, ovviamente, fu dato grande spazio anche ai modelli di serie e la regina di quell'epoca fu la Twingo, progetto molto discusso ma fortemente voluto e portato avanti con successo da Le Quément. La seconda fase (1995-2002) partì con la concept Initiale (al cui design ha contribuito anche Filippini), dalla forte personalità e dallo stile incisivo. Di quel periodo fanno parte anche la Mégane II (diventata poi la bestseller in Europa) e due progetti (Avantime e Vel Satis) che non hanno invece riscosso il successo sperato. Terza ed ultima fase (dal 2002 ad oggi) caratterizzata dalle concept di Mégane coupé, Laguna coupé e Fluence con l'obiettivo di creare uno stile più attraente, rendere le auto Renault più fluide e con le "curve" al posto giusto.

Design Renault"Un'auto deve esprimere un carattere, deve avere una vera identità tramite le sue forme. Per avviare la prima fase del design, tutto passa dalle proporzioni, si inizia dal passaruota, si disegnano le linee, le zone di protezione in basso devono dare la sensazione massima di robustezza, sono importanti la continuità dei fari, il taglio del portellone e le carreggiate larghe". Questo in sintesi il processo di sviluppo della Mégane III (che ha comportato un investimento da 2 miliardi di Euro) dalle parole di Fabio Filippini. Un design, quello della Mégane, che esalta il dinamismo, il movimento, la robustezza. Il coupé ha in comune con la berlina soltanto il cofano, il passaruota anteriore e i fari. Per il resto due vetture totalmente differenti. Filippini ha poi ammesso che, per il design Renault, c'è stato un momento in cui lo stile era passato in secondo piano nei programmi della società. Questo avvenne con le prime fasi dell'alleanza con la Nissan (quasi 10 anni fa, ormai). Forse si era creata una certa confusione tra i reparti design delle due aziende, forse era solo un meccanismo da oliare. In ogni caso, ora l'alleanza è consolidata e anche il design ha ripreso il suo ruolo fondamentale nelle strategie delle due aziende presiedute da Carlos Ghosn. "Dalla prima idea di una nuova vettura alla produzione di serie - ha aggiunto Filippini - passano ormai non più di cinque anni, non ci si può permettere di perdere troppo tempo in un'industria auto che corre sempre molto velocemente".

Design RenaultAlla discussione ha portato il suo contributo anche Mike Robinson, famoso designer californiano, noto in Italia per essere stato direttore del Centro Stile Lancia e Fiat per molti anni (tra le sue creazioni Bravo, Marea, Lybra, Thesis, Phedra, Ducato e l'ultima Ypsilon). Più "visionario" rispetto al più "pragmatico" Filippini, Robinson ha esaltato la strategia Renault che punta molto sulle concept. "Le aziende che ritengono i prototipi una perdita di tempo e di denaro, contando esclusivamente sulle intuizioni strategiche prese di volta in volta senza alcun feedback con il pubblico, viaggiano ad alta velocità con gli occhi bendati mettendo a rischio milioni di famiglie alle loro dipendenze". In sostanza, per Robinson non bisogna avere paura di sbagliare, portare avanti una politica conservativa nel design significa frenare l'innovazione. "Si troveranno soluzioni perfette, ma non coerenti con i problemi reali". È giusto, secondo Robinson, avere nel proprio bagaglio idee sperimentate e giudicate dal pubblico nei vari Saloni, com'è nel Dna Renault, per intraprendere scelte stilistiche necessarie ad ottenere il successo commerciale in un periodo di gravissima crisi come quello attuale. Citando una frase di Alan Kay, il designer californiano ha concluso dicendo "Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo".

Design RenaultInteressante anche l'intervento di Amelia Valletta, docente del Master Transportation Design alla Scuola Politecnica di Design. Ha presentato Scrapbook 2010, un progetto di ricerca dedicato al car design (ma non solo) e rivolto alle aziende che operano nell'automotive. L'obiettivo è fornire ai centri stile uno strumento di lettura simultanea di segnali che provengono da diverse aree, dal design di prodotto a quello degli interni, dall'architettura alla comunicazione, dal cinema alla moda. "La moda influenza sempre più il car design, aumenta la collaborazione tra aziende di auto e di moda. D'altronde, il consumatore è diventato più competente, più colto, ed è tornato a dare grande importanza agli aspetti estetici. L'auto deve essere sempre un bell'oggetto". A conclusione del dibattito, Filippini ha ricordato la straordinaria rete che permette al design Renault di essere all'avanguardia nel mondo. Oltre alla struttura centrale (cui tutto fa capo), e cioé il Technocentre di Guyancourt, la Casa ha altri sei centri stile dislocati a Parigi, Barcellona, Kiheung (con l'affiliata Samsung in Corea), Mumbai, Bucarest e San Paolo. "I designer, ne abbiamo di 28 Paesi diversi, captano le tendenze locali riversandole sul Technocentre e hanno contatti con i giovani delle scuole di design".

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